In riva al fiume (farfalle) - Racconto

Il primo racconto intitolato "In riva al fiume (farfalle)" della raccolta "L'utopia delle Nuvole"
mercoledì, 07 maggio 2008

Capitolo 7 - L'isola che non c'è

Capitolo sette

L’ISOLA CHE NON C’E’


Teo, puntuale come non mai, passò a prendere Luce.
“Seguimi, e non fare storie!”

[Eh, per forza. Dove vuoi che vada.]

“Posso confessarti una cosa? Sai cosa odio delle persone come te Luce? Non sopporto il fatto che non vi fermate mai ad ascoltare la voce dei silenzi. Forse non sai nemmeno di cosa sto parlando, ma sono sicuro che presto, più di quanto immagini, imparerai anche tu ad ascoltare la voce della tua anima e delle tue emozioni. E’ una cosa bellissima Luce. Non puoi capire, ora. Ma lo farai, sono sicuro. Sarà tutto diverso. Voi siete troppo impegnati nella vita caotica delle grandi città, dove ormai di naturale non c’è più niente. Ed è proprio per questo motivo che penso che questo mondo stia andando in autodistruzione. Ormai le azioni dell’uomo hanno esasperato questo mondo… lo hanno violentato troppe volte, e continueranno a farlo. Purtroppo. Invece qui… beh, qui è davvero diverso… prova a guardarti intorno. Cosa vedi? Qui c’è solo bellezza. Il sole, le nuvole, le foglie… i fiori… i loro profumi… vieni…”

Luce lo seguì, senza dire una parola, un po’ stupita…

Entrarono nel bosco, passando per il fiume. Era tutto così suggestivo, con i raggi del sole che trapassavano le foglie degli alberi e creavano un’atmosfera incredibile.

“Questo è il mio Giardino Segreto. Quando sono triste, o semplicemente quando ho voglia di rilassarmi e stare solo vengo qui… magari a dipingere, a scrivere… mi piace il contatto con la natura, mi da ispirazione…”

“Ah, ma perché tu dipingi anche?”
“Si certo, la pittura è una delle mie tante passioni”.

Luce non sembrava particolarmente stupita di quella risposta. Ormai sembrava davvero che Teo fosse tutto ciò che odiava, o meglio, che aveva odiato.

“Posso confessarti una cosa?” Sai, se devo essere del tutto sincera, io ho sempre odiato quei cosiddetti artisti… pensavo sprecassero il loro tempo in cose stupide, futili, che non sarebbero servite a nulla. Sai, quando stavo in città, c’era un locale bellissimo, in cui c’era una saletta strana per soli artisti, illuminata con sole candele blu… ecco… penso di non esserci mai entrata, non mi interessava proprio. Non mi piace quel mondo. Sarò prevenuta, o quello che vuoi, ma non ci posso fare niente. Sono sempre stata abituata ad altri tipi di divertimenti. Davvero non mi sono mai soffermata ad ascoltare la voce dei silenzi, come dici tu. Però, quello era il mio mondo… e questo il tuo. Sembra davvero che non ci sia un punto d’incontro. Però, sinceramente e con un po’ di stupore, posso dirti che mentre parlavi, non so, ho sentito qualcosa… come se si fosse sbloccato qualche ingranaggio dentro di me. Per un attimo ho sentito freddo, mi sono venuti i brividi… non so quello che sta succedendo, non riesco a capirlo, ma sicuramente mi sento un po’ diversa da come ero quando sono arrivata.”

“Mi fa piacere sentirti dire questo, a dire la verità lo avevo immaginato. L’avevo già notato nei tuoi occhi ieri. È il potere della Natura, vedrai. Presto succederanno altre cose belle, ed inspiegabili. Te lo assicuro.” Le disse Teo tutto soddisfatto.

Lo sapeva. La trasformazione sarebbe arrivata in fretta. In ognuno di noi c’è un po’ di sensibilità che non vede l’ora di uscire. Ma ci vuole pazienza, tanta pazienza. Ci vuole qualcosa per riuscire a sbloccarla, e spesso non è facile. Solo il tempo…


Ormai erano in giro da ore, era arrivata sera, e Luce non si era nemmeno accorta di tutto il tempo che era passato.

“Ti accompagno a casa, per oggi abbiamo fatto anche troppo!”

“beh, grazie. Stranamente mi sono divertita, davvero. Buonanotte.”
“Anche io. Dai, alla fine non sei quella ragazza tanto superficiale e viziata che credevo.”

Luce sorrise.
Chiuse la porta. Teo era soddisfatto.
Domani sarà un nuovo giorno, ancora più importante.

Era tornato a casa, in camera, e si era sdraiato sul letto, ripensando ad una canzone.

 
EMOZIONI – Lucio Battisti


Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
ritrovarsi a volare
e sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare
un sottile dispiacere
E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
dove il sole va a dormire
Domandarsi perchè quando cade la tristezza
in fondo al cuore
come la neve non fa rumore
e guidare come un pazzo a fari spenti nella notte
per vedere
se è poi è tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare
qualcosa che
è dentro me
ma nella mente tua non c'è
Capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni. 

Uscir dalla brughiera di mattina
dove non si vede ad un passo
per ritrovar se stesso
Parlar del più e del meno con un pescatore
per ore ed ore
per non sentir che dentro qualcosa muore
E ricoprir di terra una piantina verde
sperando possa
nascere un giorno una rosa rossa
E prendere a pugni un uomo solo
perchè è stato un pò scortese
sapendo che quel che brucia non son le offese
e chiudere gli occhi per fermare
qualcosa che
è dentro me
ma nella mente tua non c'è
Capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni.
 

Ripensava ai momenti felici passati poche ore prima. Era felice, davvero felice.
Luce, nel frattempo, era alla finestra a guardare fuori.
Cosa guardava?
L’infinito…
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giovedì, 17 aprile 2008

Capitolo 6 - SERE MALINCONICHE (pace)

Capitolo sei

SERE MALINCONICHE
(pace)


Non era quindi un bel periodo per Luce, si annoiava in quel posto, e non aveva mai voglia di fare qualcosa. Si immergeva sempre nei ricordi, ripensava ai suoi amici… d’altronde si conoscevano fin da piccoli, facevano tutto assieme, erano davvero uniti, e lei non poteva davvero pensare ad una vita senza i suoi amici. Ma purtroppo doveva farci l’abitudine, erano a centinaia di chilometri di distanza. Dicono che la distanza rafforza ogni sentimento, ma è davvero così? Loro erano ancora tutti assieme, e passato il primo momento di sconforto, avrebbero ricominciato sicuramente ad uscire e a divertirsi. Ma Luce… lei non poteva… non aveva nessuno…


Bussarono alla porta.
La mamma di Teo andò ad aprire, e con sorpresa vide che era il loro vicino, Teo. Si era presentato con un piccolo cesto di benvenuto.

“Salve signora, ho portato i saluti dei miei genitori, vorremmo regalarvi questo cesto di prodotti fatti da noi come benvenuto. Spero starete bene in questa oasi magica di profumi, suoni e libertà. ”

“Grazie, davvero gentilissimi. Ma hai già conosciuto nostra figlia?”
“…Luce, giusto? Sì, sì, ci siamo intravisti e salutati ieri” rispose Teo leggermente imbarazzato. “Ora devo andare, mi spiace. Saluti Luce da parte mia, arrivederci!”.


La mamma di Luce corse subito in camera da lei.

“Ehi Luce, c’è una sorpresa per te: ti porto i saluti di Teo, il nostro vicino. I suoi genitori ci hanno regalato un bellissimo cesto di benvenuto”.

“Oh, che ca-ri-no!” la interruppe in modo del tutto ironico.
“Luce, cerca di abituarti a questa situazione, non puoi farci nulla. Prima ti abitui e ti adatti e meglio è per tutti, ma soprattutto per te.”

“Sì, mamma, sì. Ciao eh.”

Luce era stanca. Accese lo stereo, e si abbandonò sul letto, cercando di trattenere le lacrime, e come per magia venne trasmessa la loro canzone.. Sweet dreams…

“Magari facessi dei dolci sogni… questa vita sta diventando un incubo…”

Dopo qualche minuto Luce riuscì ad addormentarsi.



La mattina seguente Luce si svegliò più serena del solito, sembrava di buon umore, e non aveva più sugli occhi i segni evidenti delle lacrime di dolore.

“Buongiorno”, salutò la sua famiglia.
“A te cara, dormito bene?” chiese Mario leggermente preoccupato.
“Pare di sì, stranamente.”

“Senti, ci faresti un favore? Potresti andare dai vicini per ringraziarli del bellissimo regalo di benvenuto? Te ne saremmo grati”

[No no no, cavoli. Questo proprio no. Cavoli.]

“Sì, mamma. Tra poco vado”.

Luce, in effetti, non riusciva a riconoscersi nelle risposte. Sembrava cambiata. E più serena. Era successo qualcosa?!


“Teo vai ad aprire tu che io non posso?” gridò la mamma di Teo, che si trovava sotto la doccia.

“Chi è?” chiese Teo.
“Mannaggia, ma non potevi startene a dormire un altro po’?” chiese Luce.
“Oh, sei tu! Beh, buongiorno Luce, come stai oggi?”
“Sicuramente stavo meglio prima!”

Sorrise.

“Comunque sono venuta a ringraziarvi per ieri da parte dei miei genitori. Siete stati davvero gentili, e sperano di conoscervi presto.”

“beh, grazie, riferirò. Ma senti… cosa fai oggi? Immagino sarai impegnatissima” disse Teo sorridendo. “Vieni a fare un giro per i boschi con me, o sei ancora troppo amareggiata per le cose che ti ho detto l’altro giorno?”

“Ma cos’è un invito? Oh, ma grazie. Ma quanto sei gentile? Non vedevo proprio l’ora. Ci credi, no? Comunque, dato che, ahimè, non ho proprio nulla da fare… passa da me alle tre che poi andiamo.”

“Sapevo che avresti ceduto al mio fascino”
“Sì, ovvio, certo. Se lo pensi tu… A dopo Teo.”

“Ciao Luce!”

Sembrava davvero fosse successo qualcosa a Luce durante la notte. Era cambiata. Decisamente. Forse lo scopriremo, o forse non lo scopriremo mai. In ogni caso sembrava più serena, e forse più predisposta ad accettare quello che le stava succedendo, e tutto ciò che la circondava.
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venerdì, 28 marzo 2008

Capitolo 5 - Il nuovo sole (Ultima parte)

Di Teo si possono dire davvero tante cose, sì, era stato brusco con Luce, ma dopotutto un po’ se lo meritava anche. E poi, bisogna cercare di capirlo. Erano vent’anni che lui abitava in quel posto, era nato lì, e per lui non c’era niente di più bello. Si svegliava con il canto dei fringuelli, guardava il fiume dalla finestra, e respirava l’aria del bosco. Per lui era una cosa meravigliosa, era quasi come l’isola che non c’è per lui. E quando aveva conosciuto questa nuova ragazza, Luce appunto, non era riuscito a contenersi, avrebbe difeso a qualunque costo il suo mondo. Nessuno sarebbe riuscito a portarglielo via. Per lui vivere a contatto con la natura era la cosa più bella che potesse esserci. Ormai quelle zone erano le uniche in cui era rimasto un po’ di verde, e un po’ di vita, mentre in città invece avevano distrutto quel mondo, e lo stavano continuando a fare, sempre più, per fare posto al caos schifoso delle grandi metropoli, dove non si è niente se non si hanno i soldi e il potere.

Teo, sì, era un ragazzo strano, diverso dagli altri. Era un vero e proprio artista, scriveva e dipingeva.

[Uno di quegli artisti che Luce proprio odiava. ]

Scriveva sempre, quando era triste soprattutto. Si rinchiudeva nel suo posto segreto e riempiva pagine su pagine. Quando pioveva poi dava il meglio di sé. Amava la pioggia, amava ogni singola goccia, e amava l’odore che emanava a contatto con gli alberi e la terra. Aveva scritto diverse cose su di essa. Forse era il suo argomento preferito di scrittura, in cui riusciva davvero ad esprimere tutto sé stesso.

La pioggia e la mia anima

La pioggia.
Cos’è la pioggia?
Qualcosa di incancellabile ed entusiasmante.
È  un’emozione.
È ambigua:
- La pioggia è malinconia…
alla finestra ad osservare piccole lacrime del cielo, delle nuvole, che piangono senza un motivo ben preciso
ed ininterrottamente…
- La pioggia è la fantasia…
È suggestiva e può farci volare.
Chiudendo gli occhi..
sentire il rumore e il profumo di questo angelo caduto dal cielo. Lasciarmi trasportare nell’immensità della pioggia e della mia anima.
Vorrei essere all’interno di una goccia di pioggia per potere vedere il mondo dall’alto
Per fare un viaggio nell’infinito
Per volare.
Vorrei essere amico della pioggia.
Vorrei poterla comandare.
Vorrei essere libero in mezzo ad un prato fiorito mentre piove per cogliere tutta la vitalità che la pioggia ha da offrirmi, per formare un tutt’uno con lei e diventare immortale.
Vorrei la pioggia.
Vorrei essere la pioggia.

Ho bisogno di gocce di pioggia per sopravvivere, per asciugare ed annientare la mia sete di vita, la mia sete di vittoria sul mondo e sulla natura. È proprio bella ed incredibile. Ma possiede anche un lato oscuro… non si può mai sapere se finirà e quando lo farà. Siamo tutti nelle sue mani e solo la pioggia potrà decidere il nostro destino.

Un amore perduto, ma ritrovato grazie alla pioggia… “amore mio, guarda il cielo, guarda le gocce di pioggia e contale se vuoi sapere il mio amore. Osserva le gocce di pioggia nel mio stesso istante, anche se siamo lontani.. così potremo rispecchiarci nel loro riflesso, nella loro anima, per fare un viaggio assieme nella lontananza dei nostri pensieri e delle nostre emozioni. Grazie alla pioggia potremo ritrovarci e riabbracciarci… lasciamoci bagnare e lasciamoci cullare, per poter così tornare insieme”


Me ne sto affacciato alla finestra, in un “tipico” giorno d’aprile.. piovoso.. e cade la pioggia.. veramente tanta, infinita. E mi mette tristezza,  ma allo stesso tempo mi emoziona… è uno dei fenomeni naturali più affascinanti, ma allo stesso tempo più odiati di tutto l’universo. La pioggia è libertà.. quando piove pochissime persone sono in giro e io posso, beato, osservare “il fuori”, il mondo, senza nessun ostacolo, libero appunto… la pioggia è l’anima di tutti i pensieri e come tale possiede dei segreti inimmaginabili.. sarebbe bello essere all’interno di ogni goccia di pioggia per poterne cogliere ogni segreto remoto. Chissà cosa pensa la pioggia di noi? Chissà se le gocce di pioggia ridono delle piccole creature che noi siamo… chissà se il loro mondo è migliore del nostro… chissà… sono troppe domande a cui solo la pioggia  può rispondere. La pioggia ha tante voci, e magari se prestassimo attenzione, se solo riuscissimo a distrarci dal caos della vita, riusciremmo ad ascoltare la voce della natura, la voce dell’”emozione” che ingrigisce il cielo e che invade ogni angolo del nostro mondo imperfetto.
Secondo voi la pioggia si può innamorare? Per me sì… le gocce di pioggia sono innamorate del sole e quello che c’è di più bello e che dal loro incontro nasce l’arcobaleno… un turbinio di colori e fantasia. La pioggia regala al sole i suoi fiori, le gocce appunto, e lui in cambio la fa brillare di tanti colori.


La pioggia è l’infinito suono che balla dentro di me e nella mia anima. La pioggia è la danza delle mie lacrime. È l’energia degli angeli dispersi, è il lamento delle nuvole, che si disperano. La pioggia circonda ogni cosa, copre ogni cosa, avvolge tutto nel suo universo. La pioggia è il pianeta dei ricordi… il suo inconfondibile suono e il suo incantevole profumo richiamano alla mente tutto ciò che c’è stato, e che non ti abbandonerà mai. La pioggia è la mia aurora infernale…


Questi erano i suoi pensieri in quei momenti.
Questo era quello che scriveva, ascoltando il suo rumore.

[Continua...]
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lunedì, 24 marzo 2008

Capitolo 5 - Il nuovo sole (Prima parte)

Capitolo cinque

IL NUOVO SOLE


Era mattina, e Luce si era svegliata con il canto degli usignoli. Certo, prima c’era la sveglia e ora i maledetti uccelli, aveva pensato sicuramente tra se e se. Era corsa in bagno, si era guardata allo specchio. Aveva il viso tutto gonfio, cicatrice delle mille lacrime versate la sera prima. Sembrava più serena… o forse solamente rassegnata.

Quando i suoi genitori la videro scendere, sembrarono preoccupati, ma sul momento non le chiesero nulla, e continuarono a sistemare le loro cose, avevano molto lavoro da fare e volevano finire il prima possibile. Sembrava pensassero solo a quello.

Luce era uscita di casa, senza nemmeno salutarli.
Si era guardata intorno e aveva visto un paesaggio che non le sembrava vero: alberi infiniti, montagne labirintiche… Le mancava proprio la sua città, d’altronde era del tutto normale l’essere affezionati alla città in cui si è vissuto per vent’anni, ed ora, così in un secondo, era impossibile abituarsi.

Ci vorrà del tempo.

Dal porticato aveva visto più lontano il fiume di cui i suoi genitori avevano parlato, e vide anche un’altra casa.

“Chissà se ci abita qualche bel ragazzo” aveva pensato Luce tra sé e sé.
“Oddio, ma cosa sto pensando? A me non interessa proprio questa gente, non ho proprio nulla da condividere con loro. Non voglio aver niente a che fare, siamo diversi, troppo diversi. Cosa posso pretendere di poter scambiare con questa gente di campagna?”

I suoi pensieri erano un po’ forti, aveva ancora tanta rabbia dentro.


Per lei quello sarebbe stato un attimo di assoluto riposo, non aveva affatto intenzione di continuare gli studi, in effetti le era bastato quello che aveva dovuto affrontare, e probabilmente non sarebbe nemmeno andata a lavorare. Non ne aveva bisogno. Ah, il potere dei soldi. Ma siamo proprio sicuri che solo quelli riescano a portare la felicità? Cosa mai potrebbe farsene Luce dei soldi in un posto come quello, in quel nuovo mondo?

[ Sarebbe bello che tutti si rendessero conto di quanto fortunati siano solamente ad essere al mondo, solamente sentendosi parte di questo labirinto. ]

Luce però si era decisa ad esplorare quel “magnifico mondo” che per lei non lo era affatto.
Si era incamminata per il sentiero che costeggiava il fiume, ed era circondata dal rumore dell’acqua, dai sassi che brillavano sotto i raggi splendenti del sole, ma no, tutto ciò non le faceva alcun effetto.

“ehi ciao, chi sei?” le aveva gridato un ragazzo, che era poi il nuovo vicino.
“ah, ciao… sono Luce, sono nuova. Ci siamo appena trasferiti, purtroppo…”

“Purtroppo?! Perché scusa?! Ah, già, posso capire. Tu sarai la tipica ragazzetta viziata delle grandi metropoli, abituata al lusso e a tutte le altre cretinate del mondo d’oggi. Abituata a non muovere il culo per qualsiasi cosa, perché tanto c’è il caro papà che ti dà sempre una mano. Complimenti! E questo lo chiami vivere? Cerca di abituarti il prima possibile a questa nuova vita, te lo consiglio. E cerca di non rompere troppo le scatole con i tuoi piagnistei, stupidi ed infantili, che qui sono inutili e fuori luogo, non ci sarà nessuno che ti viene a portare il fazzoletto per asciugare quelle lacrime. E comunque mi chiamo Teo, piacere.” E se ne andò, lasciando Luce di sasso.

“Ma senti un po’, tu chi ti credi di essere eh, contadinotto?” Ma Teo se ne era già andato, ed ormai era troppo lontano per sentire la sua risposta.

“Oddio, ma ci mancava pure il vicino stronzo ed antipatico. Sempre peggio Luce, sempre peggio. ”

[In effetti per Luce sembrava che tutto stesse andando male, la sua realtà di stava frantumando e stava andando a rotoli pian piano. Ma alla fine non sempre tutto è come sembra… ]

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giovedì, 20 marzo 2008

Capitolo 4 - Ricordo di un'estate (Ultima parte)

E come tutte le cose belle, anche quella serata era passata in fretta. Ma c’era d’aspettarselo. Il tempo è un grande stronzo quando ci si mette.

Anche i soliti ritardatari erano arrivati, e per fortuna, non avevano dimenticato la spesa, parte fondamentale della festa.
Era davvero iniziata.
Stavano tutti attorno al fuoco, acceso con non poche difficoltà, circondati da centinaia di altre fiamme, alte, imponenti, belle, vere.

“Un brindisi alla nostra amicizia, che spero durerà per sempre, e alla libertà di divertirsi. ” aveva gridato Luce a squarciagola.

E tutti l’avevano seguita, cin cin, e giù alla goccia, e facce sconvolte, e pronte per esserlo ancora di più.

Passava il tempo, tra chi continuava a bere, e chi chiacchierava allegramente, con qualche vicino appena conosciuto.

“Che ne dite belle donne di fare un bel bagno tutti assieme” aveva chiesto Tony.
“Sì, però solo se tutti nudi” lo prendeva in giro Raffa.
Ma Tony tutto ciò lo dava per scontato.

E così si svestirono velocemente, gettando in qua e in là i pochi vestiti che avevano addosso, che sicuramente non avrebbero ritrovato una volta risaliti dal bagno. Si presero per mano, e sfrecciarono nell’acqua, cadendo, inciampando, schizzandosi a vicenda, e divertendosi come non mai.

Chiunque li avesse visti da fuori, sarebbe sicuramente stato invidioso della loro amicizia. Si vedeva che stavamo bene assieme, che erano di quegli amici con la A maiuscola, di quelli che non se ne trovano in giro, di quelli che non ti voltano mai le spalle, di quelli per cui sei il migliore, di quelli per cui non sbagli mai.

Bottiglie.
Baci.
Scherzi.
Festa.
 

Luce stava ancora piangendo sul suo letto. Piangeva il suo ricordo di un’estate.

Non riusciva davvero ad accettare quello che le stava succedendo, ormai aveva perso la sua libertà, in un posto così lontano dal suo modo di essere e di vivere le giornate, e in quella camicia di forza si sentiva oppressa, si sentiva soffocare.

Si era addormentata, ormai forse arresa.
Distrutta.
E sola.
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domenica, 16 marzo 2008

Capitolo 4 - Ricordo di un'estate (Prima parte)

Capitolo quattro


RICORDO DI UN’ESTATE 

 

“Mare, stiamo arrivandooooo” gridavano tutti in coro.

 

Eh sì, finalmente le meritate vacanze erano arrivate, e i ragazzi non stavano più nella pelle. Dopo un anno di torture avrebbero potuto divertirsi senza altri pensieri per la testa, essere liberi, soli, e liberi.

 

[Se avessero pensato che quella sarebbe stata la loro ultima vacanza assieme, forse, sarebbero rimasti lì per sempre… ]

 

Stavano proprio bene, era come se vivessero in un sogno: la mattina si svegliavano con calma, quando ne avevano voglia, senza più le grida fastidiose della sveglia che veniva fatta a pezzi ogni mattina, si vestivano, o meglio, svestivano, e andavano in spiaggia per tutto il giorno.

 

Sole.

Caldo.

Acqua.

Sabbia.

Sorrisi.

 

Alla sera andavano ad una festa diversa ogni volta. Era bello perché dove stavano loro, ogni bagno organizzava feste particolari e uniche, e loro non potevano chiedere di meglio. Passavano le serate a ballare per ore ed ore, scatenandosi e liberando la mente dai quei pochi pensieri negativi che ancora li abbracciavano. Altre sere, invece, nelle nottate di “ordinaria follia”, andavano in spiaggia a bere, si portavano un paio di bottiglie (anche di più a volte) e se ne stavano sulla spiaggia, a guardare le stelle ed ad ubriacarsi, e a ridere, e a fare i bagni a mezzanotte, o anche più tardi ovviamente.

 

La serata più bella però, è stata sicuramente quella di ferragosto, quella che forse ricorderanno per sempre. In quella serata si poteva fare di tutto, c’era la piena libertà, senza alcuna restrizione…solo divertimento.

 

“Allora ragazzi si fa il falò stasera, vero?!” chiese Luce ansiosa.

Aveva atteso questo momento per mesi e mesi… le avevano raccontato storie su storie su quello che succedeva a ferragosto in quei posti, tra fuochi, musica, alcol, e lei non vedeva l’ora di provare tutto ciò, e di tuffarsi nell’oblio del divertimento.

 

“Certo” la rassicurò Tony. “Ora Alex, Luce ed io andremo a prendere il posto per il falò in spiaggia libera, altrimenti, se andiamo troppo tardi, non ci sarà più, e ci giocheremo il ferragosto. Se voi poi più tardi ci raggiungete magari iniziamo a scavare, eh, che dite? Mica vorrete stare lì a non far nulla..?”

 

Luce sorrise a quelle parole. Non aveva intenzione di non fare nulla, anzi. Avrebbe fatto di tutto per rendere quella serata speciale.

“Tra un paio d’ore vi raggiungiamo, nel frattempo io e Raffa andiamo a cercare un po’ di legna, ci vediamo più tardi. ”

 

E alla fine la giornata passava così.

C’era chi scavava, chi raccoglieva la legna.

Ma erano tutti assieme.

Tutti uniti.

Ancora una volta.

 

E aspettavano la sera. Impazienti.

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domenica, 09 marzo 2008

Capitolo 3 - Esplosione del mondo (Ultima parte)

Luce, arrivata a casa, trovò i suoi genitori intenti nel preparare tutte le cose per trasferirsi, c’era già la casa piena di scatole e scatoloni.

“Signorina, non è un po’ tardi per tornare a casa? Vai di sopra a preparare tutte le tue cose che dopo pranzo partiamo. Fai veloce, non perdere tempo. ”

“Sì, mamma…”

Luce era salita in camera, sbattendo la porta.

“VAFFANCULOOOOO”
Ora non c’era davvero più niente da fare. Era finita, e lei era stata sconfitta.


Dopo ore ed ore di macchina arrivarono finalmente alla loro nuova casa. Era una bellissima vecchia villa immersa nella natura, di quelle con il porticato immenso, con tre piani, ed un camino interno da far invidia a chiunque. La casa era circondata da un bosco maestoso, attraversato dal fiume.

“Luce ti piace?” le chiese la madre un po’ ingenuamente.
“No, mi fa proprio schifo”.

Come era prevedibile Luce non aveva ancora digerito tutta questa faccenda. Non si era ancora capacitata di come i suoi avessero potuto privarla della sua vita e dei suoi amici. Forse non sarebbe mai riuscita ad abituarsi. O forse sì, magari con l’aiuto di qualcuno di inaspettato.

Una volta entrata in casa corse in quella che sarebbe diventata la sua camera. Si gettò nel letto e cominciò a piangere.

Continuava a piangere.
E pensava.
E ricordava.



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domenica, 24 febbraio 2008

Capitolo 3 - Esplosione del mondo (Seconda parte)

Era riuscita a raggiungere casa di Tony, dove c’erano anche Mia, Raffa ed Alex.

“Ciao Luce, ma che hai fatto? Perché stai piangendo?”
“Ragazzi, è successa una cosa terribile, non potete nemmeno immaginare. Potete chiamare anche gli altri che devo parlare anche con loro? Mi sembra di essere in un incubo, ma non sto dormendo vero? Non sto dormendo cazzo!”

Fra e Luca arrivarono dopo pochi minuti, preoccupati.

“Che ti succede? Diccelo per favore, non vedi che siamo preoccupati?”
“E’ assurdo… Da domani, probabilmente, non sarò più con voi. I miei hanno preso la fottuta decisione di trasferirsi, mi hanno detto che sono stanchi di tutto e di tutti ed hanno bisogno di staccare la spina per un po’. Ma io devo andare per forza con loro, non posso restare qui, e chissà per quanto tempo non ci vedremo. Come faccio? Come faccio senza di voi? E’ impossibile che non si riesca a trovare una soluzione alternativa.”

Gli amici di Luce le si strinsero attorno.
L’abbracciarono.
Commossi.
Arrabbiati.
Incapaci di capire le esigenze altrui.

“Ragazzi vi prego. Se questa deve essere la mia ultima sera con voi, dobbiamo andare al CIELO SONORO e scatenarci. Ho bisogno di sfogare tutta questa rabbia ballando. Voglio bere. Voglio ubriacarmi. E tornare a casa stravolta domani mattina. Non mi importa più nulla ormai. L’ultima sera deve essere perfetta.”

E in effetti lo fu.
Fu la solita serata passata in quel bellissimo locale, ma l’atmosfera che si respirava tra il gruppo di amici era completamente diversa. Stavano cercando di viversi ogni secondo della serata, assieme, più uniti che mai, sempre più forti.. almeno per l’ultima volta.
Sembravano fossero passate soltanto poche ore, ma in realtà erano già le sei della mattina, e il momento dell’arrivederci si stava avvicinando sempre più inesorabile.

“Ciao ragazzi, devo proprio tornare a casa ora. Spero che questo non sia un addio, mi mancherete. Vi voglio bene. Pensatemi mi raccomando. Io lo farò sempre. ”

“Luce anche noi ti vogliamo bene e ci mancherai. Mi raccomando, cerca di reagire!”

E con quelle parole si salutarono… forse per qualche tempo… o forse per sempre…

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martedì, 19 febbraio 2008

Capitolo 3 - Esplosione del mondo (Prima parte)

Settembre

L’estate ormai era finita, e Luce ed i suoi amici erano tornati dalle vacanze. Quanto si erano divertiti. Era però il momento di fare delle scelte. Luce doveva decidere cosa fare della sua vita… Sicuramente non avrebbe frequentato l’università, ma si sarebbe trovata qualche lavoretto che le permettesse di mantenersi… magari proprio in un locale. Le sarebbe piaciuto molto. Quello era il suo mondo, e poterci guadagnare qualcosa sarebbe stato perfetto.

Ma purtroppo a volte non tutto va come ci si aspetta. Si incorre in imprevisti, alcuni tremendi,  e si devono poi fare i conti con la realtà.

“Luce tesoro siediti. Io e tuo padre dobbiamo parlarti. Ci abbiamo pensato e ripensato, riflettuto sule varie alternative, ma ora come ora non abbiamo scelta. Di sicuro non ti farà piacere quello che stiamo per dirti, ma spero tu lo riesca ad accettare, almeno col tempo.”

“Quello che vogliamo dirti è che non sopportiamo più questo tipo di vita, siamo stressati, soprattutto io… Il mio lavoro non mi soddisfa più, sono stufo, e posso senza problemi prendermi una pausa da tutto, almeno per un po’…”

Il padre di Luce non era riuscito a terminare la frase… non era riuscito a sostenere lo sguardo della figlia, che lo stava guardando sconvolta.

“Insomma, quello che stiamo cercando di dirti è che per un po’, magari un anno o forse più, tuo padre non lavorerà più. Ha e abbiamo bisogno di un bel po’ di riposo, e per questo motivo abbiamo deciso di trasferirci, lontanto dal caos monotono di questa vita, dall’inquinamento e dalla “fretta” che caratterizza le grandi città. Abbiamo cercato e ricercato e abbiamo trovato una casa in campagna, molto lontano da qui, in riva al fiume… e l’abbiamo comprata. E’ molto bel… ”

La madre di Luce non fece in tempo a finire la frase, che vide la figlia correre via, con le lacrime agli occhi, disperata.
Voleva anche aggiungere che sarebbero partiti la mattina seguente, ma non c’era riuscita.

Luce era sommersa dalle lacrime.
Non poteva crederci.
Correva…

In quel momento Luce pensava a tremila cose… doveva correre dai suoi amici, sì, loro sì che la capiscono, non quegli egoisti dei suoi genitori. “Abbiamo bisogno di un bel po’ di riposo…” Ma vaffanculo, e a me non ci pensate? Staremo in campagna…a chilometri e chilometri di distanza da qui… e io sarò sola, completamente SOLA.

[continua...]
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categoria: capitolo 3


lunedì, 11 febbraio 2008

Capitolo 2 - Cielo sonoro (Ultima parte)

[Un mese dopo…]

“Sìììììììììììììììì, mamma mia è finita. Non ci posso credere.” Le grida di Luce si sentivano dappertutto. Si era messa a piangere, si era commossa per la felicità.. forse nessuno avrebbe mai capito la prigione che aveva vissuto durante gli anni del liceo.

Da quel giorno, finalmente, era libera, libera di godersi le meritate vacanze. Certo, non che fosse uscita con un voto eccellente, ma quello era prevedibile. Non le importava però. Pensava che il voto in fondo non servisse a nulla per il futuro, ed in effetti, non aveva tutti i torti. Prendere un 100 era sicuramente una soddisfazione personale, ma di certo una persona che prende 70 non è meno intelligente di chi ha preso il massimo di voti. La sua era diventata più una sfida con se stessa, e da questo punto di vista l’aveva superata a pieni voti.

“Mia sono davvero contenta che sia finita, anche se tutto ciò un po’ mi spaventa. Dopo l’estate potremmo perderci di vista, prendere nuove strade… forse non sarà mai più come adesso.. e questo mi spaventa… l’idea di perdervi mi spaventa terribilmente..”

“Ma che dici Luce? Noi continueremo sempre a frequentarci e a sentirci… che senso avrebbe altrimenti?”

“Lo so, hai ragione.. ma con l’università e tutto sarà davvero difficile. Ci sarà sempre meno tempo… Boh, non lo so, ho questa strana sensazione. Ma meglio non pensarci, almeno adesso.”

Dopo qualche giorno di discussioni, gli amici decisero di passare un intero mese al mare, in una casa in affitto. Magari sarebbe stato l’ultima vacanza tutti assieme…

[Continua...]
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